A(rchitettura) come Armonia
Dopo alcuni mesi di studio continuato, quasi ossessivo, dell'architettura di Kengo Kuma, mi pare di poter dire che alcuni "punti" si stiano unendo a formare un disegno più organico.
Nel 2020 scrissi il mio "manifesto per una architettura gentile", poi (ma non va intesa come una alternativa) mi sono dedicato allo studio dell'architettura sensoriale-fenomenologica (Pallasmaa, Holl, Joy...).
Ora con Kuma mi sto dedicando a quella che lui definisce "antioggetto" (il suo meraviglioso libro programmatico ha come sottotitolo "dissolvere e disintegrare l'architettura") cioè la critica a ciò che si impone, che è autoreferenziale, oppressivo. L'edificio quindi che non vuole imporsi, anche a costo di contrapporsi al luogo e all'uomo, ma che invece può persino arrivare a dissolversi pur di dar spazio al contesto ed all'essere umano, un "tramite" piuttosto che un fine.
E cos'è questo se non architettura GENTILE?
Una architettura che vuol'essere in armonia con tutto: lo può essere col luogo solo se è leggera, contestuale, mezzo ... e lo può essere con l'essere umano solo lo considera nella sua complessità: non solo vista ma corpo (ecco allora la SENSORIALITÀ, ecco che ritorno allo slogan di MetaforA "una architettura non per la vista ma per la vita")



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